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- Amministratore del sito internet.
Ringraziando nuovamente i soci presenti all’assemblea del 9 gennaio 2015, pubblico di seguito il verbale e le delibere adottate.
Ordine del giorno:
1a) la Presidente riepiloga rapidamente le attività effettuate nell’anno 2014 e anticipa le attività già programmate per il 2015, (vedi tabelle allegate).
riepilogo attività La Ruota, 2014 (54,7 KiB, 333 download)
programmazione attività La Ruota, 2015 (66,9 KiB, 302 download)
(a specifica richiesta, Bittolo Bon Gigliola riferisce ulteriori dettagli sul concerto jazz del 6 marzo 2015 e sullo spettacolo “Malacarne” del 9 maggio 2015).
1b) la sig.ra Dazzan Maria propone una collaborazione con il festival di letteratura “Dedica” di Pordenone (ospite 2015: lo scrittore Luis Sepúlveda), a mezzo di un’anteprima da tenersi entro febbraio 2015. La proposta viene unanimemente accolta.
2a) relazione e approvazione del bilancio 2014, con le seguenti voci:
n.b. il tesoriere rileva che il passivo d’esercizio deriva dal costo dei festeggiamenti per il decennale dell’associazione, al cui importo di € 630,00 si è fatto fronte con la rimanenza di cassa dell’esercizio precedente.
2b) proposta (e approvazione) di apertura di un libretto postale ordinario per il deposito e la gestione della cassa. Le deleghe per l’operatività sul libretto saranno attribuite ai componenti del consiglio direttivo che ne facciano richiesta, secondo la discrezionalità del direttivo stesso.
3a) elezione dei componenti del nuovo consiglio direttivo dell’associazione (durata mandato: tre anni):
3b) nomina delle seguenti cariche sociali:
4) tesseramento 2015 (costo tessera: € 20), di un totale di 19 soci (+ 2 donazioni).
il segretario uscente
Bxxxxx Fxxxxxx (jetto)
Lo scrivo da subito: “La vita di Adele – Capitoli 1 & 2” di Abdellatif Kechiche (liberamente ispirato al romanzo a fumetti “Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh) è un film distantissimo dai miei gusti, interessi o idee, ma è un grande film, ed una meritatissima Palma d’Oro al Festival del Cinema di Cannes 2013.
E non lo è tanto per l’ambientazione o la critica alle classi intellettuali e privilegiate di Lille, quanto per l’incredibile capacità che il regista dimostra ancora una volta (vedi “L’esquive“ o “La graine et le mulet“) nel dirigere i propri interpreti, nello specifico le splendide Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos, che qui gli si concedono totalmente e letteralmente. Questo rapporto di empatia “discendente” (nel senso più etimologico del termine) tra l’autore e le protagoniste, in cui la fortissima personalità del primo va dispiegandosi e confondendosi nelle attrici, produce forse la miglior applicazione del “metodo Stanislavskij” che si sia vista al cinema negli ultimi anni. Vista la profondità e qualità delle loro interpretazioni, mi domando quanto abbiano impiegato le due giovani donne ad “uscire” dai rispettivi personaggi e dalla propria relazione, ma una cosa è certa: se l’egocentrico Kechiche è riuscito a spingerle ad un tale livello di complicità e fiducia, deve essere un fine conoscitore delle dinamiche psicologiche femminili (oppure un sadico despota come accusa la Seydoux…). Proprio in questo risiedono i recenti e tristi dissapori che hanno accompagnato l’uscita internazionale del film.
Venendo all’opera, la storia di Adele cattura non tanto per quel che le accade (banalmente: un amore), quanto per quel che cerca e le viene offerto. E cosa cerca Adele? Cosa le manca? E soprattutto, cosa trova?
Kechiche è molto attento nel definirla: Adele è una liceale immatura ed imperfetta, affine alle proprie coetanee, piena delle contraddizioni, pulsioni e pregiudizi dell’età e del genere; ha un fantastico rapporto con il cibo (quasi feticistiche le continue riprese della sua bocca) e con il proprio corpo ed è in pace con la propria famiglia e la propria classe sociale (lavoratori un po’ petit bourgeois).
Insomma è una di quelle ragazze semplici, perfettamente inserite nella “medietà” scolastica, e sociale, e politica, che non brillano certo per passione o impeto o stimolo intellettuale (però “ti ho inserito nel gruppo delle più carine della classe” le riferisce candidamente una compagna di classe).
Il suo sogno è di fare la maestra, perché “la scuola mi ha dato tanto” e perché ama i bambini.
Poi accade l’irreparabile: la visione, fugace e casuale, di una donna dai capelli blu (“La vie d’Adèle – chapitres 1 et 2 – Le bleu est une couleur chaude” è il titolo originale e completo del film) mette profondamente in discussione le sue certezze ed identità. (1)
A partire da tale visione, e dal successivo incontro con la pittrice Emma, più volte evitato ma pervicacemente cercato, Adele entra in un mondo che non aveva mai conosciuto: dove si discetta di esistenzialismo in Jean-Paul Sartre, delle opere “floreali” di Gustav Klimt o delle pose deformi di Egon Schiele, dove si citano i classici della letteratura e dove è inconcepibile che un talento artistico possa rimanere sprecato. A questo mondo ella si abbandona gioiosamente e placidamente, scoprendo la tenerezza e la delicatezza di un amore puro, e quella passione erotica inebriante e totalizzante che tanto aveva desiderato e sperimentato, con deludenti risultati, in precedenza.
È proprio nelle splendide (anche se molto “montate”) scene di sesso tra Adele ed Emma che il film raggiunge il suo picco sentimentale e narrativo: nelle imperfezioni, nell’ossessiva ricerca e nel naturale intrecciarsi dei loro corpi vi è un che di liberatorio, di pacificatorio e di spirituale; nei loro continui orgasmi una citazione del mito di Tiresia (2), la pura e semplice concretizzazione del desiderio, così distanti dal sesso conturbante e disturbante di un Lars von Trier, ad esempio.
Sarà sempre il sesso, più che le affinità, ad unirle, e via via che la relazione matura e le differenze di classe si acuiscono, passando per esperienze ed incontri non alla portata di Adele, o che per inadeguatezza rifugge, il loro amore diventerà una sorta di àncora a cui aggrapparsi e dedicarsi totalmente.
Quindi Kechiche prima suggerisce, poi evidenzia ed infine declina tutte le difficoltà insite in una relazione non paritaria, mostrando non tanto una banale crisi di amore, quanto una vera e propria apocalisse (anche qui, nel senso più etimologico del termine) sentimentale della propria eroina. Emma esce di scena, per divenire la presenza fantasmagorica di Adele.
L’ultima parte del film non la svelo, essa ricopre un periodo di circa 3 anni, nei quali da ragazza imperfetta Adele si trasforma in donna imperfetta, mantenendo intatto il proprio fascino. Talora un’imperfezione d’animo può contaminare l’intero carattere e nella nuova Adele le stigmate del passato ostacolano la sua realizzazione, che risente dell’incompiutezza di un percorso, quantomeno potenziale, che le era stato offerto.
In tale senso la vicenda si dipana nell’esatto opposto del bildungsroman (3) classico, perché l’autore franco-tunisino non fa sconti alla propria eroina, ma ad Adele ed Emma riserverà ancora una volta uno sguardo delicato con la scena più appassionata e sublime dell’intero film, che ovviamente non posso raccontare.
Infine qualche piccola annotazione tecnica: ottima scelta l’utilizzo della camera a mano e la prossimità ai soggetti, con l’insistenza di primi e primissimi piani (4). Già citate le ossessive inquadrature della bocca di Adele e del cibo in generale (povere ostriche!), altrettanto significative sono le ripetizioni di medesime pose in ambienti e situazioni differenti, a delineare lo scorrere del tempo. Le riprese a scuola e la bellezza degli studenti richiamano invece alla memoria le fantastiche sequenze del già citato “L’esquive”. In un certo senso si può dire che la scrittura visiva di Kechiche sia più che intima, al limite dell’impudico, quasi pornografica.
La fotografia del fidato Sofian El Fani è molto curata, talora concede qualcosa al formalismo (penso alle scene del parco), ma i corpi e gli amplessi hanno pochi filtri, con tanto di “difetti” e umori e sudori. Ottimo il montaggio: a quanto pare la versione uscita è stata molto rimaneggiata rispetto all’anteprima di Cannes, e si nota l’attenzione riservata al ritmo della pellicola, la cui durata di tre ore non ostacola l’attenzione.
Miglior film del 2013, senza alcun dubbio.
Note:
(1) in questo sono precursori gli iniziali rimandi letterari al libro preferito di Adele: “La vie di Marianne” di Pierre de Marivaux o le passioni sessuali espresse nelle liriche di Francis Ponge, che però la Nostra -distratta- non coglie.
(2) disse Tiresia a Zeus: “il piacere sessuale si compone di dieci parti: l’uomo ne prova solo una e la donna nove”.
(3) romanzo di formazione, ndr.
(4) la pellicola è praticamente priva di campi medi o lunghi: i Maestri Jean-Pierre e Luc Dardenne hanno fatto scuola, e Kechiche ne interpreta peculiarmente la lezione.
N.B. Aggiornamento del 30 novembre 2013:
Come promesso agli astanti di ieri, con la conclusione del seminario e per quanti interessati, allego in calce al presente articolo le dispense di tutte e quattro le lezioni, che saranno disponibili in download libero fino alla fine dell’anno (dopodichè, solo per i nostri utenti registrati), quindi approfittatene!
Salve a tutti!
A novembre siamo orgogliosi di organizzare qualcosa di particolare: un seminario divulgativo sulla Repubblica Popolare Cinese, a cura della dott.ssa Annabella Daneluzzi.
Annabella si è laureata in Cinese nel 1997 all’Università di Cà Foscari e dal 2006 tiene dei corsi di Storia e Cultura della Cina presso l’UTE di San Vito al Tagliamento. Si occupa di turismo.
L’importanza del “Dragone d’Oriente” nel nostro mondo è ormai conclamata, almeno da un punto di vista economico; invece l’importanza culturale che ha riservato, e verrà a riservare, nel mondo di domani, rimane spesso oscura a molti occidentali. Per questo abbiamo deciso di farcelo spiegare da una sinologa. Forse scopriremo come il grande popolo cinese, nella sua vastità ed eterogeneità e con le inevitabili approssimazioni, sia nel contempo vicino e lontano alle nostre abitudini quotidiane.
Gli argomenti che verranno affrontati nelle varie serate, sono i seguenti:
si terranno come sempre presso la Villa Ronzani di Giai di Gruaro, e saranno accompagnati da filmati.
Ovviamente la relatrice non mancherà di soddisfare eventuali curiosità.
Allego la locandina dell’evento e vi invito a segnalare l’evento.
'La Cina è vicina', di Annabella Daneluzzi (555,2 KiB, 45 download)
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Di seguito le dispense delle lezioni:
'La Cina è vicina', dispensa della 1a serata (526,7 KiB, 27 download)
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'La Cina è vicina', dispensa della 2a serata (877,0 KiB, 12 download)
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'La Cina è vicina', dispensa della 3a serata (1,4 MiB, 11 download)
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'La Cina è vicina', dispensa della 4a serata (252,6 KiB, 11 download)
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Salve a tutti!
Venerdì 18 ottobre 2013 alle ore 20:45, presso la Villa Ronzani di Giai di Gruaro, siamo lieti di ospitare la nostra concittadina Maja Daneluzzi, per la presentazione del suo primo romanzo: “No Disc”, Edizioni Arpeggio Libero.
La scheda del libro dal sito dell’editore:
“Stefano, ingegnere informatico che vive a New York, è costretto a un improvviso rientro in Italia per assistere al funerale di un’amica di infanzia che si è suicidata.
La ragazza, ha voluto essere sepolta in un paesino dove trascorreva le vacanze estive in compagnia degli amici d’infanzia, ma non ha lasciato alcuno scritto per gli amici stessi.
Stefano non è convinto di tutto ciò e si lancia in una personalissima inchiesta per cercare di scoprire qualcosa di più sui motivi che hanno spinto Eva a quell’ultimo disperato gesto.
Non tutto è chiaro come sembra…
* * *
Le posizioni surreali che assumiamo nel tentativo di dormire stimolano, non appena ci slacciamo dalla realtà, la produzione di sogni imbevuti di assurdità rendendo il ritorno nel mondo ben poco rilassante.
«Hey, you! Where are you going?»
Me l’avrà ripetuta dieci volte, ormai. Apro gli occhi con fatica, rubando alla fonte del mio disturbo solo qualche secondo per pensare se ho davvero voglia di farne la conoscenza. Ad un centimetro dal mio naso un bambino formato Mc Donald’s mi guarda incuriosito e ripete più volte la domanda che pare stargli a cuore, piantandomi addosso i suoi occhi scuri come picchetti nel cuore di un vampiro. Impiego un po’ a tornare al mondo e a tracciare il disegno in cui la realtà mi aveva inserito, dolcemente, con un calcio nel culo.“
La serata sarà introdotta dal sig. Dario Bigattin e curata dal prof. Carlo Pietro Begotti, che intervisterà l’autrice, per poi dare libero spazio alle domande e curiosità del pubblico.
Al termine verrà allestito un piccolo rinfresco, unitamente alla possibilità di acquistare alcune copie del libro.
Allego la locandina dell’evento e invito come sempre a segnalare la serata.
presentazione 'No Disc' di Maja Daneluzzi (275,0 KiB, 10 download)
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Riceviamo e volentieri segnaliamo…
L’associazione di volontariato “L’ARCA 93” ONLUS, in occasione del ventennale dalla sua fondazione, è lieta di invitarvi sabato 8 giugno 2013 alle ore 17.00 presso l’Istituto Vescovile G. Marconi – Sala delle Colonne in Via Seminario, 34, Portogruaro (VE) al convegno:
Programma:
– Presentazione e saluto delle autorità.
– Samuele Barbui – presidente dell’associazione di volontariato “L’Arca 93” onlus: “Arca 93: 20 anni di cammino insieme”.
– Vladimir Kosic – persona disabile da 49 anni: “L’importanza della rete di sostegno in risposta ai bisogni della persona con disabilità e per la sua partecipazione sociale”.
– Testimonianze di persone con disabilità, familiari e volontari dell’associazione, rappresentanti di altre associazioni attive nel territorio.
– Dibattito.
Modera – Elisabetta Lazzaro
Segreteria organizzativa – Martina Simon, per informazioni: 346 9721038
Convegno de 'L'Arca 93' al collegio Marconi (430,5 KiB, 789 download)
Venerdì 10 maggio 2013 alle ore 20:45, presso la Villa Ronzani di Giai di Gruaro, il prof. Paolo Venti verrà a raccontarci il suo avventuroso viaggio in bicicletta verso la Grecia, presentandoci il volume: “Pedalando con gli dei. Viaggio in bicicletta dal Nordest alla Grecia inseguito dalle ire di Poseidone”, ediciclo editore.
La scheda del libro dal sito dell’editore:
La meta è Atene, là dove si addensa quel retaggio di cultura e di mito che ha fatto noi Occidentali, e più dentro ancora nel mito la destinazione è Maratona, là dove duemilacinquecento anni fa si è decisa la nostra
differenza dagli altri. Per arrivarci devi costeggiare quell’Adriatico che è così vicino all’Italia ma che per tanti versi è altro mondo.
Curiosa ambivalenza per cui il mare unisce ma al di là continua a esserci deserto, guerra, strade bianche e rocce calcinate. La guerra dei Balcani non è così lontana e se guardi bene una terra ne trovi ovunque. E poi c’è l’Albania, che è Occidente ma è ancora percepita dai più come pericolosa, arretrata, fuori dal tempo, decisamente ignota. È questa idea che ha fatto partire Paolo Venti, l’idea di arrivare alla patria sognata della classicità attraversando la barbarie moderna o quella che spesso viene identificata come tale. Per poi scoprire che avvicinandosi alle cose le differenze sfumano, senza bisogno di retorica o buonismo. La bicicletta obbliga a stare accanto alla gente, soprattutto se si viaggia con una tendina da quattro soldi, se si dorme negli orti o in qualche stradina poco frequentata, se sudati di pedali si incontra gente sudata di lavoro e si finisce a bere birra come se ci si conoscesse da sempre. Senza sapere una parola della loro lingua, con la sensazione di avere così tanto in comune da potersi capire bene a gesti e pacche sulle spalle. Viaggiare così è girare nel tempo, dalla Tirana di Hoxha all’Atene di Pericle, dall’Itaca di Ulisse al ponte di Mostar bombardato e ricostruito.
Allego la locandina dell’evento e vi invito come sempre a segnalare la serata.
'Pedalando con gli dei' di Paolo Venti (468,4 KiB, 18 download)
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Volentieri segnaliamo la personale del nostro sodale Infantíno.
Autodidatta, Infantíno da tempo coltiva – seppure saltuariamente – il piacere del dipingere, nella consapevolezza però di non avere nulla della figura eccentrica dell’artista, incoraggiato comunque dal sostegno di amici e sodali, estimatori della sua sporadica produzione.
Si presenta ancora una volta “Ai Portici” con una serie di acquarelli per l’affettuosa pressione dei suoi quattro estimatori.
La sua visione tradizionale dell’arte è radicata nell’antica idea italiana della solidità originaria delle cose visibili e ruota intorno al concetto che nel loro muto e solenne rapporto con l’uomo, che ci sta di fronte, sia racchiusa una realtà altra, seconda.
L’occhio umano si accentra sulla tacita vita delle cose, dei paesaggi o delle figure e vi si immerge incondizionato in un silenzio senza inquietudine.
per arrivare: http://www.aiportici.net/info.htm
Personale Infantíno 'Ai Portici', Portogruaro (912,3 KiB, 450 download)
Salve a tutti!
Venerdì 19 aprile 2013 alle ore 20:45, presso la Villa Ronzani di Giai di Gruaro, i nostri amici Corinna Marcolin e Michele Zanetti presenteranno il loro volume: “Prati di pianura. Aspetti paesaggistici, naturalistici ed ecologici”, ed. nuovadimensione.
dal comunicato stampa dell’Associazione Naturalistica Sandonatese:
Se volessimo stilare un elenco degli habitat della pianura umanizzata, che risultano minacciati dall’opera di semplificazione dell’uomo, dovremmo cominciare dai prati.
Mai come in questa fase storica, infatti, i prati di pianura del Veneto sono stati a rischio di scomparsa. E’ un po’ quanto accadeva per i boschi circa due decenni or sono; in quel caso però l’intervento della CEE a sostegno dei rimboschimenti ha prodotto risultati di grande rilievo. Per i prati, invece, le cose stanno in termini assai diversi. La loro importanza, peraltro, non viene colta dai più; il loro interesse paesaggistico risulta assai meno evidente e quanto all’interesse economico legato alla zootecnia domestica, esso risulta estinto da alcuni decenni.
A ben vedere i soli prati che interessano la nostra società sono quelli dei campi da calcio (in grado persino di influenzare la politica nazionale!) e i prati all’inglese: ovvero le espressioni in assoluto più banali e povere degli stessi prati.
Quelle citate sono alcune delle ragioni che hanno indotto i due autori del volume (…) ad occuparsene. A documentare cioè i caratteri botanici, faunistici, ecologici, nonché il pregio paesaggistico, delle residue praterie di pianura. A parlare della loro importanza come habitat ospite di una biodiversità preziosa. Ma a parlare, al tempo stesso, della bellezza, intesa appunto come complessità ed armonia naturalistica che il prato esprime, ad esempio, nel momento della fioritura.
Allego la locandina dell’evento e vi invito a segnalare la serata.
'Prati di pianura', di Corinna Marcolin e Michele Zanetti (516,2 KiB, 18 download)
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Salve a tutti, e nuovamente buon principio.
Quest’anno, per l’ormai consueta celebrazione del Giorno della Memoria, e per la prima volta con il patrocinio del Comune di Gruaro, abbiamo deciso di dedicare un concerto ai nostri concittadini morti nei campi di concentramento nazisti di Dachau e Flossenbürg: Ruggero Anese, Riccardo Dazzan e Giuseppe Maddalena.
Il concerto ensemble di fiati, con clarinetto basso e percussioni, ideato da Giulia Poser e curato del M° Antonio Finocchiaro, sarà intervallato dalla lettura di testimonianze dei deportati gruaresi e da altri interventi recitativi dell’attore Gianluca Cerioni.
Il concerto si terrà domenica 27 gennaio 2013 alle ore 18:00, presso la Sala consiliare del Comune di Gruaro.
'Note di Memoria', concerto ensemble di fiati (435,0 KiB, 48 download)
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'Note di Memoria', opuscolo concerto (1,9 MiB, 31 download)
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Sgombro subito il campo da eventuali equivoci: per me è difficile recensire “laicamente” questo “Diaz – Don’t clean up this blood” di Daniele Vicari, perchè se è vero che da un punto di vista razionale vi sarebbero diversi elementi da mettere in luce o da criticare, sia esteticamente che stilisticamente (1), è altrettanto vero che da un punto di vista emotivo ha colpito profondamente la mia sensibilità politica. Ricordo infatti con estrema lucidità quei giorni del vertice “G8” di Genova di luglio 2001, ed uno dei rammarichi più grandi è proprio di non aver preso parte alle manifestazioni del Genoa Social Forum che ivi si tennero. Chiusa la parentesi personale, vengo al film.
La trama è incentrata su un fatto ben noto: l’irruzione e lo sgombero dei 93 manifestanti no global che dormivano nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli di Genova, la sera del 21 luglio 2001, tra le ore 22 e mezzanotte, da parte di 346 poliziotti, oltre a 149 carabinieri incaricati della “cinturazione” degli edifici.
Un’irruzione dettata da ragioni di “vendetta istituzionale”, più che di ordine pubblico (il vertice si era infatti concluso e i manifestanti stavano defluendo dalla città). I 93 manifestanti furono picchiati selvaggiamente (63 feriti, di cui 3 gravi), senza che avessero opposto alcuna resistenza, quindi arrestati, e molti poi torturati nella caserma di Polizia di Genova Bolzaneto (240 persone passarono di lì), prima del trasferimento al carcere di Voghera.
Vicari opta per dare un taglio “non politico” alla vicenda, ma alla fine il risultato è molto più politico di mille comizi o prese di posizione “alla Ken Loach”.
L’escamotage per far passare tutto questo in secondo piano è consueto, ma non per questo meno riuscito: raccontare “dal basso” quanto accaduto “sul campo”, attenendosi strettamente alle ricostruzioni giudiziarie e processuali degli avvenimenti, filtrato dagli occhi di alcuni membri del “Genoa Social Forum” e delle forze di Polizia.
Da un lato i manifestanti, di varie tipologie: tanto i volontari dell’organizzazione, medici, avvocati, giornalisti e pensionati dello SPI-CGIL quanto gli anarco-insurrezionalisti, rivoluzionari comunisti o le semplici “teste calde”.
Dall’altro i poliziotti, accettabili quelli “pensanti” (ma ligi agli ordini), e odiosi quelli “fascisti”: in primis i dirigenti “dalle mani pulite” degli uffici decisionali, ma anche i “celerini” senza scrupoli o i tipi della DIGOS, principali autori delle torture.
Il conseguente intersecarsi di storie, agevolato da un fitto e ripetuto montaggio alternato, pieno di flash-back e flash-forward, inframezzato dalle immagini di repertorio dell’epoca e sottolineato dalle splendide musiche di Teho Teardo, permette di avvicinarsi, lentamente ma inesorabilmente, ai personaggi del film, sempre mantenendo una “laica” distanza dalle loro azioni, decisioni e conseguenti comportamenti.
Comportamenti che se risultano discutibili nel caso dei manifestanti, sono indubbiamente coerenti nel caso della polizia, se non per i tratti tragicamente grotteschi delle dichiarazioni rilasciate alla stampa (ad es. le ferite pregresse dei manifestanti o le molotov da se medesimi nascoste e ritrovate).
Il regista (e di conseguenza lo spettatore) non giudica gli eventi, ma non lesina a mostrarli, da cui l’abbondante ed inesorabile profluvio di violenza, fisica e psicologica, che pervade la pellicola, violenza a tratti cruda, ma mai fine a se stessa.
Quest’idea “di distanza” del regista, unita ovviamente alla scelta di riprendere con precisione quanto accaduto nella scuola durante l’irruzione (2), è il principale merito dell’opera, anche se nel contempo potrebbe giustificare la principale e legittima critica che a Vicari è stata mossa: quella di non aver voluto denunciare fino in fondo le responsabilità politiche dei “decisori a monte” di quanto accaduto.
In tale senso il film funziona brillantemente, non tanto dunque per la condivisione politico-ideologica che vi si può o meno rilevare, ma perchè di fronte al racconto è impossibile rimanere indifferenti e, se si è persone minimamente sensate, non prendere una posizione di merito e di parte. (3) Questa è anche la ragione principale per cui le didascalie finali risultano particolarmente emblematiche.
Ultima nota di merito per gli attori più significativi: su tutti spiccano Jennifer Ulrich (meravigliosa!) e Fabrizio Rongione (angosciante), poi un raramente ottimo Claudio Santamaria, molti discreti altri comprimari (Elio Germano, Renato Scarpa, Ralph Amoussou, tra i più capaci, ma anche tutti gli interpreti dei poliziotti), e l’inquietantissimo Mattia Sbragia, nel ruolo di Armando Carnera / Arnaldo La Barbera, il fu “superpoliziotto”, fedelissimo di De Gennaro.
Da vedere e da mostrare, anche ai bambini, perché possano capire il mondo in cui crescere.
(1) in particolare alcune ardite scelte registiche: si va dalla camera a mano alle panoramiche, con risultati alternativamente efficaci; inoltre talora ho notato un’eccessiva insistenza retorica in certi sguardi e dialoghi, ma sono pecche veniali, compensate da altre scene (l’arrivo di Carnera, Alma e l’ufficiale medico di Bolzaneto) semplicemente bellissime.
(2) curiosa in questo senso la penuria di immagini “ufficiali” al riguardo, in contrapposizione alla reiterata esposizione del corpo di Carlo Giuliani in Piazza Gaetano Alimonda.
(3) A tal proposito è impossibile non constatare l’attualità del ragionamento in relazione alla vicenda del TAV in Val Di Susa, artefice potenziale di una cesura politica che a mio parere è ormai indispensabile.
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